Compensi incentivanti IMU e TARI. Prime applicazioni

Compensi incentivanti IMU e TARI. Prime applicazioni

Il comma 1091 dell’articolo 1 della Legge 145/2018 introduce i compensi incentivanti correlati all’attività di accertamento IMU e TARI con una disposizione complessa e peculiare, ben diversa dal precedente sistema ICI che godeva di un appoggio normativo privilegiato fondato sulla lettera p) del comma 1 dell’articolo 59 del d lgs 446/97.


Con la riforma costituzionale del Titolo V e l’approvazione della legge madre sul federalismo n. 42/2009, i decreti attuativi hanno disegnato un nuovo scenario che, per quanto riguarda il cosiddetto federalismo municipale, ha trovato spazio nel decreto legislativo 23/2011. Il decreto, nel confermare l’assetto regolamentare degli enti locali, si limita a richiamare unicamente l’articolo 52 del d lgs 446/97 mediante la disposizione contenuta nel comma 6 dell’articolo 14, escludendo il richiamo all’articolo 59.  La conseguenza fin da subito segnalata dalla dottrina è l’assenza di un fondamento normativo per continuare a riconoscere i suddetti compensi per i nuovi tributi quali, appunto, l’IMU. In tal senso si è espressa la Corte dei Conti - sezione regionale di controllo della Sicilia che, proprio in materia di compensi IMU, ha stabilito che, in assenza di uno specifico intervento legislativo di deroga al principio di onnicomprensività della retribuzione dei dipendenti pubblici, non è legittimo riconoscere un compenso incentivante aggiuntivo in favore del personale utilizzato per progetti di recupero dell'evasione ed elusione IMU.


La legge 145/2018 scrive una nuova pagina nel sistema del potenziamento degli uffici tributi e dei compensi che, se da un lato abbraccia anche la tassa rifiuti (assenti nel precedente sistema) nonché la lotta all’evasione in compartecipazione erariale, dall’altro pone limiti di valore e requisiti stringenti che riducono il risultato conseguibile.


Il testo si trova contenuto nel comma 1091 dell’articolo 1 della Legge 145/2018




  1. Ferme restando le facoltà di regolamentazione del tributo di cui all'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, i comuni che hanno approvato il bilancio di previsione ed il rendiconto entro i termini stabiliti dal testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, possono, con proprio regolamento, prevedere che il maggiore gettito accertato e riscosso, relativo agli accertamenti dell'imposta municipale propria e della TARI, nell'esercizio fiscale precedente a quello di riferimento risultante dal conto consuntivo approvato, nella misura massima del 5 per cento, sia destinato, limitatamente all'anno di riferimento, al potenziamento delle risorse strumentali degli uffici comunali preposti alla gestione delle entrate e al trattamento accessorio del personale dipendente, anche di qualifica dirigenziale, in deroga al limite di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75. La quota destinata al trattamento economico accessorio, al lordo degli oneri riflessi e dell'IRAP a carico dell'amministrazione, è attribuita, mediante contrattazione integrativa, al personale impiegato nel raggiungimento degli obiettivi del settore entrate, anche con riferimento alle attività connesse alla partecipazione del comune all'accertamento dei tributi erariali e dei contributi sociali non corrisposti, in applicazione dell'articolo 1 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248. Il beneficio attribuito non può superare il 15 per cento del trattamento tabellare annuo lordo individuale. La presente disposizione non si applica qualora il servizio di accertamento sia affidato in concessione.


 


Sull’interpretazione del testo si è spesa anche l’IFEL con propria nota del 28 febbraio 2019 e, più di recente, la Corte dei Conti sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagna.


Il legislatore ha scelto di ancorare la misura percentuale dell’importo riscosso al consuntivo nella misura massima del 5% (di cui una parte da destinare a risorse strumentali dell’ufficio).


Si aggiunge un tetto massimo di compenso riconoscibile che non può superare il 15% del tabellare individuale del dipendente: una soluzione che adatta il compenso al rapporto orario del dipendente nonché permette di definire diversi limiti a seconda del settore coinvolto (es. in caso di progetti condivisi è possibile definire una percentuale inferiore del 15%).  Il personale che può accedere al beneficio è quello impegnato nel raggiungimento degli obiettivi del settore entrate, formula che porta ragionevolmente a includere tutti i dipendenti coinvolti anche se non dedicati solo all’IMU o alla Tari, posto che gli obiettivi sono tutti quelli appartenenti al settore entrate.


Possono avvalersi della facoltà solo i comuni che hanno approvato il bilancio di previsione e il rendiconto entro i termini ordinari del TUEL (non avvalendosi di proroghe): 31 dicembre per il bilancio e 30 aprile per il rendiconto.  Nonostante la condivisibile apertura della nota IFEL nel ritenere valida l’approvazione del bilancio anche oltre il termine originario del 31 dicembre, purchè entro il termine nazionale di proroga, la Corte dei Conti dell’Emilia Romagna, con la deliberazione 52/2019, ha stabilito che, ai sensi dell’art. 1, comma 1091 della legge di bilancio 145/2018, è possibile destinare incentivi economici ai dipendenti  per l’accertamento di tributi, a condizione che il bilancio di previsione e il rendiconto siano stati approvati entro il 31 dicembre dell’anno precedente (ex. art. 163, comma 1 del d.lgs. 267/2000). Qualora il bilancio di previsione e il rendiconto non siano stati approvati dal Consiglio comunale entro il 31 dicembre dell’anno precedente, l’attività gestionale dell’Ente viene limitata dalla legge, ai sensi dell’art. 163 del d.lgs. 267/2000, alle sole attività tassativamente indicate nel citato articolo, tra cui non rientra destinazione di incentivi economici al personale. Di conseguenza, per erogare i compensi nel 2020 è necessario: aver approvato nel 2019 entro i termini di legge il consuntivo relativo all’anno 2018 e aver approvato entro il 31.12.2019 il bilancio di previsione relativo al 2020.


L’incentivo non è applicabile per i comuni che hanno affidato l’accertamento a un concessionario (iscritto all’albo o società pubblica) del tributo IMU e TARI, mentre sono ammessi i servizi di supporto esterni agli uffici posto che in tal caso il titolare della funzione di accertamento resta il comune.


La norma assegna un ruolo ben preciso alla contrattazione decentrata dato che il trattamento accessorio deve essere oggetto di contrattazione integrativa.


I passi concreti per dare attuazione alla nuova misura prevedono la predisposizione di un regolamento da approvare da parte della Giunta comunale e da sottoporre alla contrattazione decentrata. Le esperienze che si stanno diffondendo prevedono il collegamento degli obiettivi al piano della performance e la definizione di tabelle percentuali per la suddivisione del fondo tra i profili professionali coinvolti nell’attività di recupero, comprendendo una quota per i progetti condivisi con altri uffici, sempre in capo al settore entrate.


Indiscutibile il valore strategico dell’intervento normativo che, di fatto, sta alimentando la ripresa dell’interesse per le attività di accertamento e controllo che possono coinvolgere diversi ambiti, compresa la lotta all’evasione erariale (attualmente in caduta libera secondo le risultanze dell’ultimo decreto di stanziamento delle risorse) e i contributi sociali. Meno comprensibile il requisito ancorato ai termini di approvazione del bilancio e del consuntivo, assai avvilente e generatore di una disparità di trattamento tra lavoratori dello stesso comparto.


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